Gli screenshot del programma delle Iene contro Michele Guardì

Anche l’ultimo servizio delle “Iene” andato in onda martedì 28 febbraio sulla rete Mediaset è di quelli che sollevano un vespaio di polemiche. L’autore Filippo Roma punta il dito in maniera diretta contro Michele Guardì, l’ottantenne regista e autore di origine agrigentine, che da decenni gestisce programmi sulla rete ammiraglia della Rai. Le accuse sono di patriarcato, misoginia e omofobia oltre che di un linguaggio triviale usato nei confronti di conduttori e figuranti. E per confutare queste accuse l’inviato delle Iene trasmette delle registrazioni fatte all’insaputa di Guardì durante dei fuorionda. Una selezione di parolacce, offese, contestazioni e critiche, anche molto pesanti pronunciate in studio da Guardì. Le registrazioni sono state fatte di nascosto sicuramente da qualcuno che lavora dentro la trasmissione e che si è stancato di ascoltare questi turpiloqui dei quali probabilmente anche lui è stato vittima. Le registrazioni non sono infatti relative agli ultimi due anni, visto che Magalli è uscito dal programma nel 2021. Sono state conservate e, alla fine, date all’irriverente programma di Davide Parenti per danneggiare il potente autore-regista. E come da costume delle Iene, dopo aver mandato in onda “le prove” viene dato anche spazio a Guardì per una replica. La prima è stata: “E’ uno che imita la mia voce” e se ne va via. Poi, rintracciato di nuovo da Filippo Roma, propone un giro in auto e questa volta ammette che la voce e sua e che si tratta di vecchi fuorionda. Aggiunge che in momenti di nervosismo queste parole possono scappare ovunque, anche a casa. Ma questo non vuole dire che è omofobo. Poi chiarisce che, se gli scappa di offendere qualcuno con le sue parole, subito dopo gli chiede scusa. Il servizio delle Iene si chiude con un’altra accusa, quella sull’autista pagato dal programma. E anche in questo caso Guardì minimizza ma non smentisce.  Alla fine la trasmissione di Italia Uno probabilmente non cambierà nulla per Michele Guardì che continuerà a gestire il suo programma. Magari d’ora in poi starà più attento al linguaggio che usa in studio e al trattamento dei suoi collaboratori. Una specie di rimprovero pubblico.

I fatti vostri
Magalli-Guardì

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